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sabato 25 settembre 2010

The fashion week by an italian talent ironic journalist.




MAI FESCION UIK
La settimana della moda vissuta con disincanto

MILANO - Serate mondane, le chiamano, con un gusto un po’ retrò. Fashion nights, secondo un termine più in voga tra gli addetti ai lavori. A me fanno venire in mente una vignetta di Smemoranda – andavo alle superiori, o addirittura alle medie: un salotto con tanto di lampadario pomposo e lacché, e una didascalia. ‘E quel giorno piovve merda’, o qualcosa del genere. In mezzo a tutta quella mondanità mondata c’era anche Marta Marzotto, ne sono certo. Vestita come oggi, vecchia uguale; giusto un paio di lifting in meno.

L’ho incrociata l’altra sera, Marta, in compagnia del figlio, Matteo Mi-Sono-Fatto-Da-Solo Marzotto. Erano alla Scala, per la serata che dava il via alla settimana della moda; o alla Fashion Week, giusto per riempirsi la bocca di anglicismi, dopo aver ceduto il primato ai francesi. New York, Parigi, guai a nominarle! Lo scettro di città della moda (e dell’Expo) è ancora nostro: peccato che la metro gialla si blocchi per due mesi dopo poco più che un acquazzone… E che la Leti (Letizia Moratti, per i meno intimi, ndr) abbia pensato bene di non farsi vedere a nessuno degli eventi modaioli by night. Tanto per non guastare le feste, sul libretto delle giustificazioni c’è scritto ‘influenza’.

La Moratti non c’era neppure a “casa sua”, a Palazzo Marino, dove Marta e Matteo (“il mio bambino”) sono andati appena finito lo spettacolo di Roberto Bolle a teatro, sfilando lungo il tappeto rosso in compagnia di altri personaggi noti e meno noti, marchettari e figli di. Un po’ per volta, chiaro: sarebbe molto poco fashion accalcarsi per uno scatto davanti alle bottiglie di una nota bibita con le bollicine cantata da Vasco (ma Light - guarda caso il marchio che va peggio della famiglia, tanto che hanno dovuto lanciare la Zero) , vestite da alcuni stilisti per beneficenza. Flash, flash.

Un cocktail party esclusivo, quello di Palazzo Marino, cui ne è seguito uno, la sera dopo, a Palazzo Reale, per permettere a questi “poveracci” di vedere la mostra di Dalì in santa pace: stesse facce, affamate più di cibo che di notorietà, ma non gli stessi nomi altisonanti. Quelli erano tutti a far presenza all’evento a palazzo Morando, sotto gli occhi di Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, ma soprattutto di Anna Wintour, la Miranda in carne e ossa del ‘Diavolo veste Prada’. Che (cito Wikipedia) per contratto con la Condé Nast, ha uno stipendio annuo che supera i due milioni di dollari, autista personale e un budget annuale di 200mila dollari riservato alle spese per l'abbigliamento.

Nessuna polemica, però: “Le due feste possono coesistere, per fortuna ci pensa la settimana della moda a far risvegliare Milano”. Una frase che potrebbe essere messa in bocca a uno qualsiasi dei personaggi che animano gli eventi cosiddetti mondani; almeno quanto le domande (che domande il più delle volte non sono) “ti è piaciuto l’evento?”, “l’accessorio al quale non rinunceresti mai” e “un consiglio di bellezza per i nostri lettori” sono interscambiabili tra i giornalisti di settore. All’affermazione di cui sopra però rispondo: peccato che Milano sia reduce da una settimana di Film Festival, durante la quale è stata più sveglia che mai…

Un consiglio: se arrivati fin qui ritenete di aver fatto soltanto una scorpacciata di luoghi comuni, non andate oltre.

Non tarda la conferma che gli eventi che ruotano attorno al mondo della moda siano riservati a chi ha le credenziali, il nome, i soldi o agli imbucati. Questi ultimi meriterebbero un capitolo a parte: basti dire che più fashion, più gay e più belli si è (non necessariamente in quest’ordine), più è facile imbucarsi. La conferma, dicevo, arriva di venerdì, con la sfilata di Costume National per il popolino in piazza Duomo. Accompagnata da un acquazzone che bagna soltanto la gente in piedi di fronte al palco, non quelli (i soliti) seduti sulla gradinata coperta. E a fine serata vedere Natasha Stefanenko che ancora una volta si preoccupa della luce durante le interviste tv e Linus (sì, quello di Radio DeeJay) dire all’assessore Giovanni Terzi “ti chiamo in settimana” è il degno coronamento della filosofia made in Italy. Magari i due devono semplicemente prepararsi per correre la maratona di New York. Shhhhhhh!

Di democratico, insomma, non c’è niente o quasi. Per fortuna ci sono le modelle (o i modelli, ma per quelli bisogna aspettare la moda uomo). Bellezze che durante la settimana della moda letteralmente invadono Milano. E l’ormone dei maschi eterosessuali in città impazzisce, dando il la ad una mercificazione del corpo che non ha eguali.

Le righe seguenti sono sconsigliate alle femministe, che sono quindi pregate di saltare al paragrafo successivo.

Bazzicano quei posti in cui non metteresti mai piede, le modelle, a meno che tu non sappia che sono pieni di… modelle, appunto. E quando non sono delle campionesse di sniffata, le puoi portare a casa per quattro soldi. Leggende narrano che persino qualche universitario squattrinato sia riuscito a farsene un paio, con la scusa che guidava la macchina dell’agenzia, che scorrazza per la città carne giovane importata da est Europa e Sudamerica.

Tanto per citare di nuovo il Film Festival, mi torna in mente proprio una pellicola vista durante la rassegna promossa da Esterni: Wim Wenders riprende gli ultimi giorni di vita di Nick Ray, regista di ‘Gioventù bruciata’, e ammette che la telecamera infierisce sull’amico e collega prossimo a morire mostrando tutta la sua debolezza. Al contrario, la mia telecamera (e da questo particolare finalmente capirete cos’ho fatto nell’ultima settimana, andando a dormire a orari improponibili) risalta le modelle, i cui corpi dal vivo non sono poi così perfetti. Sono alte, e secondo la saggezza popolare altezza è mezza bellezza. Trucco, acconciature, tacchi, borsette e scollature fanno il resto.

Uot is Fescion?, questa la scritta che per il secondo anno consecutivo si poteva leggere sulla mia maglietta ai backstage. Chiudo proprio con questa domanda (cos’è il fashion?), cui – pur essendomi fatto un’idea - ancora non so dare risposta. E cito un fotografo incrociato una di queste sere: “Cosa ti porti a casa da un’esperienza come questa?”, gli ho chiesto; ha risposto: “Tanta, tanta stanchezza”.


gioviruz



MY FESCION UIK
Fashion Week lived with disenchantment

MILAN - Evening mundane calls, with a taste a bit 'retro. Fashion nights, according to a term more popular among professionals. I bring to mind a cartoon Smemoranda - I was in high school, or even the medium: a sitting room complete with chandelier pompous and lackeys, and a caption. 'And that day it rained shit', or something. In the midst of all this world there were also worldliness Marta Marzotto, I'm sure. Dressed as now, same old, just a couple of lifting less.

I cross the other night, Martha, with his son, Matthew I-Am-Done-By-Only Marzotto. Were at La Scala, the night that gave the go-to fashion week, Fashion Week or just to fill his mouth with Anglican, after selling the primacy of the French. New York, Paris, woe to name them! The scepter of fashion city (and Expo) is still our shame that the Metro yellow blocks for two months after little more than a shower ... and that Leti (Letizia Moratti, for the less intimate, ed) has thought well not to show up to any of the trendy events by night. So as not to spoil the holidays, the book is written justifications of 'influence'.

Moratti was not even a "home" at Palazzo Marino, where Martha and Matthew ("My Baby") went just finished the show by Roberto Bolle in the theater, parading along the red carpet in the company of other characters known and unknown, male prostitute and children. A little 'time, clearly it would be very little fashion crowd for a shot in front of a famous soft drink bottles with bubbles sung by Vasco (but Light - coincidentally the brand that gets worse the family, so they had to launch the Zero ), dressed by some designers for charity. Flash, flash.

An exclusive cocktail parties, to Palazzo Marino, which ensued one, the next night at the Royal Palace, to allow these "poor" to see the Dali exhibition in peace: the same faces, hungry for more food reputation, but not the same sounding names. Those were all present at the event to the palace Morando, under the eyes of Franca Sozzani, editor of Vogue Italy, but especially of Anna Wintour, the flesh of Miranda in 'Devil Wears Prada'. That (I quote Wikipedia) to contract with Conde Nast, has an annual salary of over two million dollars, chauffeur and an annual budget of 200 thousand U.S. dollars to private expenditure on clothing.

No controversy, however: "The two parties can coexist, luckily we think the fashion week in Milan to awaken." A phrase that could be put into the mouth of any of the characters who animate the so-called worldly events, at least the following questions (questions that most often are not) "you liked the event?", "To which the accessory We will never give "and" beauty advice for our readers "are interchangeable among journalists. Statement above, however, say: shame that Milan is back from a week's Film Festival, during which she was cuter than ever ...

Tip: if you think you got this far only made a meal of clichés, do not go well.

Not later confirmed that the events revolving around the fashion world are reserved for those who have the credentials, name, money or posted. These deserve a separate chapter: suffice to say that more fashionable, more and more beautiful you are gay (not necessarily in that order), the easier it will post it. Confirmation, said, comes on Friday with a parade of Costume National's populace in Piazza Duomo. Accompanied by a downpour that washes only people standing in front of the stage, not the (usual) sitting on the steps covered. And at the end of the evening to see once again that Natasha Stefanenko worries light during TV interviews and Linus (yes, one of Radio DeeJay) said alderman John Terzi "I'll call you this week is the culmination of philosophy worthy Made in Italy . Maybe the two simply have to prepare to run the marathon in New York. Shhhhhhh!

Of democracy, in short, nothing or almost. Fortunately, there are models (or templates, but you have to wait for those fashion man). Beauty during the fashion week literally invade Milan. And the hormone of heterosexual males in town goes crazy, giving to the commodification of the body that has no equal.

The following lines are not suitable to the feminists, who are then asked to skip the next paragraph.

Hang out those places where he never set foot, models, unless you really know that they are full of ... models, in fact. And when they are not the champions of sniff, you can take home the money for four. Legend has it that even some cash-strapped university has managed to do with a couple, with the excuse that driving the car agency, which roams the city young meat imported from eastern Europe and South America.

To quote again the Film Festival, I remember just having a film festival when promoted by Exterior: Wim Wenders takes the last days of life by Nick Ray, director of 'Rebel', and admits that the camera rages on 'friend and colleague near death shows its weakness. On the contrary, my camera (and this particular finally understand what I did last week, going to sleep at times preposterous) stands the models, whose bodies live are not so perfect. Are high, and according to popular wisdom height is half beauty. Makeup, hair, heels, handbags and necklines do the rest.

Uot is Fescion?, This is written for the second consecutive year could be read on my shirt to backstage. I close my own with this question (What is fashion?), Which - although I made an idea - I still can not answer. And I quote a photographer crossed one of these evenings: "What do you bring home from an experience like this?" I asked, he replied: "So much, so tired."

gioviruz


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