Informazioni personali

venerdì 30 luglio 2010

Giovanni the journalist


Chi è Giovanni?
Dopo tanto tempo speso a fare domande non è facile trovarsi dall’altra parte. Perché rispondere implica il fatto di avere qualcosa di sensato da dire, anche se ciò non vale per tutti gli intervistati, politici in primis. Devo ammettere che questo non è certo il quesito più semplice con cui rompere il ghiaccio, ma ci provo. Per cercare di delineare chi sono non posso prescindere da quello che faccio. Quindi sono innanzitutto un precario, nella misura in cui la precarietà – oltre che una condizione lavorativa - diventa sinonimo di stile di vita. Alla stregua di molti degli appartenenti a questa generazione travagliata, vivo la dicotomia tra quello che faccio (lavoro da tre anni a Milano per un'agenzia multimediale di Rcs) e quello che mi piacerebbe fare. E spesso, soprattutto ultimamente, mi ritrovo a pensare se non sia il caso di mollare tutto e di provare a rimettermi in gioco; magari investendo in una telecamera professionale e andando a cercare storie da raccontare in giro per il Mondo. Ma probabilmente non sono abbastanza coraggioso per farlo.
Perchè il mondo del giornalismo?
Perché, davvero, me lo chiedo anch’io. Perché fare il giornalista è sempre meglio che lavorare, avrebbe risposto un qualsiasi cronista del passato, anche recente. Peccato che fare questo mestiere oggi sia diventato più difficile che un tempo. Certo, i mezzi non sono più quelli pionieristici di allora, ma a cambiare in peggio è stato il mercato del lavoro. Tralasciando la cosiddetta legge bavaglio di cui si parla tanto ultimamente (la cui approvazione è stata rinviata a settembre), quello che davvero non funziona nel giornalismo italiano è l’accesso alla professione, da sempre appannaggio delle caste: figli di, amici di, in una parola, raccomandati. Quello che raramente viene riconosciuto è il merito. Tanto più che, visto il proliferare di scuole, la domanda supera di gran lunga l’offerta. E c’è sempre qualcuno disposto a lavorare per uno stipendio più basso del tuo, pur di rimanere nel giro.Detto ciò, la scelta è stata dettata da una passione che coltivo fin da piccolo. E sinceramente non mi vedrei a fare qualcosa di diverso, anche se nel lavoro attuale ho acquisito una serie di competenze (uso della telecamera e montaggio video) per le quali potrei essere spendibile pure in altri campi.
L'emozione di vincere il premio Ilaria Alpi?
Sono passati quattro anni ormai, ma l’emozione che ho provato resta indescrivibile. Avevo appena iniziato questa carriera: ero un collaboratore saltuario di un quotidiano di provincia (la Tribuna di Treviso), e per pagarmi la scuola a Padova facevo il lavapiatti. Ho condiviso il premio con tre miei amici e compagni di corso (Federico de Wolanski, Matteo Mohorovicich ed Eleonora Vallin), con i quali qualche mese prima avevamo deciso di partire per Torino, dove erano in corso le Paralimpiadi, armati di due telecamere. Per metterci alla prova e vedere cosa eravamo in grado di realizzare. Ne è venuto fuori Breaking all limits (http://www.premioanellodebole.it/SchedaVideo.aspx?id=54): un buon lavoro, devo dire, visto anche il risultato. Il ricordo più nitido è che siamo scesi a Riccione per presenziare all’evento, senza sapere di aver vinto, come invece il resto dei colleghi che si trovavano nella sala del Palazzo del Turismo. Con il premio siamo poco più che rientrati delle spese, ma la soddisfazione di averlo ottenuto non ha davvero prezzo.Quest’anno ci ho riprovato, con un servizio sui rifiuti a Napoli (pubblicato a puntate sul corriere.it http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall+Italia&vxClipId=2524_7a5b76fe-9c0f-11df-8a43-00144f02aabe&vxBitrate=300), ma nella mia categoria sono stato battuto da nomi altisonanti che hanno realizzato servizi migliori. Sarà per un’altra volta.
L'articolo che non hai ancora scritto?
Non lo so. E non è per falsa modestia, ma perché di temi che non ho ancora approfondito ce ne sono un’infinità. L'unica cosa che posso auspicare è di riuscire sempre a ritagliarmi lo spazio per realizzare delle inchieste. E' un mio bisogno, in quanto stimolo e fonte di soddifazione, ma ritengo sia anche una sorta di missione per chi intraprende questo mestiere.
L'informazione è diritto o dovere?
L’informazione è un diritto, prima di tutto. Un diritto che in Italia spesso viene calpestato, purtroppo, basta vedere le classifiche redatte annualmente da Reporters sans frontieres. L’informazione è però al contempo un dovere. Il problema è che i giornalisti spesso sono “più realisti del re”. Si autocensurano, insomma. Seguendo il refrain che è preferibile parlare di argomenti leisure, che vendono (sport, gossip, etc), piuttosto che affrontare temi delicati, che potrebbero non essere digeriti da chi ha il potere. In questo gioco di forze ha un compito importante anche quella che viene definite (forse erroneamente) società civile, che con le sue scelte può decidere se far pendere la bilancia dall’una o dall’altra parte.La salvezza potrebbe davvero essere nei siti di giornalismo partecipativo, magari moderati da giornalisti di professione. Non professionisti, badiamo bene: l’Ordine, per me, oggi non ha più senso d’esistere.


Who is John?
After much time spent asking questions is not easy being away. Why answer involves the fact of having something sensible to say, although this is not true for all respondents, primarily political. I must admit that this is not the easiest question with which to break the ice, but I try. To try to define who I am I can no matter what I do. So I'm primarily a precarious insofar insecurity - as well as a working condition - has become synonymous with lifestyle. Like many of belonging to this troubled generation, live the dichotomy between what I do (work in Milan for three years agency media RCS) and what I'd do. And often, especially lately, I find myself wondering if it is not appropriate to drop everything and try to get back into play, perhaps investing in a professional camera and going to try to tell stories around the world. But probably not brave enough to do it.
Why the world of journalism?
Because, really, I wonder too. Why do the journalist is always better than working, he would answer any reporter of the past, even recently. Sin do this job today has become more difficult for a time. Certainly, the means are no longer those pioneering time, but change for the worse has been the labor market. Leaving aside the so-called gag law that you talk so much lately (whose approval was postponed to September), that really does not work in Italian journalism is entering the profession has always been the prerogative of caste children, friends, and in a word, recommended. What is rarely acknowledged is the issue. More so, given the proliferation of schools, the demand far exceeds supply. And there is always someone willing to work for a salary lower than your while to stay in the loop. That said, the choice was dictated by a passion cultivated since childhood. And frankly I would see to do something different, even if the current job I have acquired a range of skills (use of camera and video editing) which I could well be spent in other areas.
The thrill of winning the prize Ilaria Alpi?
Four years have passed now, but the emotion that I felt is indescribable. I just started this career I was a casual employee of a provincial newspaper (the Tribune Treviso), and to pay for school in Padua I was a dishwasher. I shared the prize with three of my friends and classmates (from Frederick Wolanski, Matthew and Eleanor Mohorovicic Vallin), with which a few months before we decided to go to Turin, where they were during the Paralympics, armed with two cameras. To test and see what we could achieve. It came out at Breaking Limits (http://www.premioanellodebole.it/SchedaVideo.aspx?id=54): a good job, I must say, also saw the result. The clearest memory is that we went to Riccione to attend the event, without knowing he had won, as was the rest of my colleagues who were in the hall of the Palazzo del Turismo. With the premium we are little more than cover my costs, but the satisfaction of having made no real money. This year I tried again, with a waste service in Naples (serialized on corriere.it http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall+Italia&vxClipId=2524_7a5b76fe -9c0f-11df-8a43-00144f02aabe & vxBitrate = 300), but in my category have been wrought by high-sounding names that have achieved better services. Some other time.
The article that you have not yet written?
I do not know. And it is not false modesty, but because of issues that I have not studied further, there are countless. The only thing I can hope is to always be able to carve out space to carry out investigations. And 'my needs as a source of encouragement and meet and exceed, but I think it is also a kind of mission for those who undertake this job.
The information is right or duty?
Information is a right, first. A law in Italy is often trampled on, unfortunately, just look at the rankings compiled annually by Reporters Sans Frontières. The information, however, is both a duty. The problem is that journalists often are "the epitome". We self-censor, in other words. Following the refrain that is preferable to talk about topics leisure, selling (sports, gossip, etc.) rather than addressing sensitive issues that could not be digested by those in power. In this game of power has an important task that is defined (perhaps wrongly) civil society, with its choices can decide whether to tip the balance by either party. Salvation may well be sites of participatory journalism, perhaps moderated by professional journalists. Not professional, mind well: the Order, for me, today has no meaning to exist.

Nessun commento:

Posta un commento